Francesco in libreria: il ribelle che non respingeva nessuno

Un estratto da “Francesco ribelle” di padre Enzo Fortunato, del Sacro Convento di Assisi, sul santo che trasse spunti anche dall’ascolto dei muezzin

Migranti in Italia

Migranti in Italia

redazione 3 marzo 2018

Tanti, che si professano cristiani e ritengono che i migranti debbano restare “a casa loro”, conoscono San Francesco? Tanti, che si professano cattolici e parlano di “nostri” valori contrapposti ad altre religioni in modo conflittuale, ignorano, o fingono di ignorare, che il santo di Assisi ascoltò anche i muezzin? E che stava  dalla parte dei poveri contro i ricchi e potenti? Sanno che San Francesco voleva «una umanità carica di gesti evangelici che non respingono nessuno dietro il pretesto di regole e precetti»? L’ultima frase virgolettata l’abbiamo estrapolata dall'ultimo libro di Padre Enzo Fortunato del Sacro Convento di Assisi, Francesco il ribelle (Mondadori, 136 pp., 16,50 euro, prefazione del cardinale Pietro Parolin). L’autore presenta il volume sabato 10 marzo alle 17 al Sacro Convento di Assisi con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, e il direttore dell'Huffington Post Italia, Lucia Annunziata. Coordinerà l'incontro il direttore del Tg1, Andrea Montanari. Concluderà il vescovo di Assisi, Monsignor Domenico Sorrentino.


Pubblichiamo qui un brano del libro (da pagina 43 a 45) su gentile concessione del Sacro Convento di Assisi.


Perché proporre un estratto da un libro su un santo? Tra le tante possibili ragioni: intanto, come recita il sotto titolo del volume, padre Fortunato riepiloga “il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia”. E poi c’è una ragione “politica” nel senso ampio del termine, “civile” potremmo dire: è bene ricordare o conoscere il pensiero di San Francesco in un’Italia che indirizza rabbia e malcontento verso i migranti (e i poveri) elevati a capri espiatori di ogni male mentre mali come mafie, femminicidi ed evasione fiscale, tanto per dirne tre, sembrano totalmente assenti dall’orizzonte dei più. E in queste pagine si parla di principi che dovrebbero interessare tutti. A partire da chi si ritiene credente, ma vale per tutti.


 


L’estratto da “Francesco il ribelle” di Padre Enzo Fortunato


Celebre è il testo o meglio la Lettera ai Reggitori dei Popoli che senza remore e con schiettezza evangelica esorta i detentori del potere politico a essere retti, a pensare alla povera gente.
Gli aspetti che emergono da questo testo sono sostanzialmente tre: il primo è l’invito alla lode. Lode al Signore, che Francesco trae dall’esperienza del suo viaggio a Damietta quando avrà ascoltato e visto i muezzin, e l’invito alla lode pubblica e universale suggerito a Francesco dalla salat islamica; il secondo è l’appello ad avere chiara la gerarchia dei valori della propria esistenza; infine a mettere al centro del loro programma «politico» il bene comune, l’attenzione a non chiudersi nel proprio io ma pensare agli ultimi e ai poveri, come riportato anche nella Compilazione di Assisi: «Nel Natale del Signore, tutti i poveri vengano ben saziati di cibo dai ricchi». Eccone l’avvincente e coraggioso testo:


A tutti i podestà e ai consoli, ai giudici e ai reggitori di ogni parte del mondo, e a tutti gli altri ai quali giungerà questalettera, frate Francesco, vostro servo nel Signore Dio, piccolo e spregevole, a tutti voi augura salute e pace.
Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina (cfr. Gen 47,29). Perciò vi prego con tutta la reverenza di cui sono capace, che a motivo delle cure e preoccupazioni di questo mondo, che voi avete, non vogliate dimenticare il Signore né deviare dai suoi comandamenti assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che si allontanano dai suoi comandamenti sono maledetti (cfr. Sal 118,21), e sono dimenticati da lui (cfr. Ez 33,13). E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di possedere saranno loro tolte (cfr. Lc 8,18). E quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti patiranno nell’inferno.
Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori, che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, facciate vera penitenza (cfr. Mt 3,2) e riceviate con animo benigno il santissimo corpo e il santissimo sangue del Signore nostro Gesù Cristo, in santa memoria di lui. E vogliate offrire al Signore tanto onore in mezzo al popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o qualche altro segno, che
all’onnipotente Signore Iddio siano rese lodi e grazie da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che voi dovrete renderne ragione (cfr. Mt 12,36) davanti al Signore e Dio vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.
Coloro che riterranno presso di sé questo scritto e lo metteranno in pratica, sappiano che sono benedetti dal Signore Iddio.


[…]


Dopo essersi fermati per un po’ di tempo a Rivotorto, Francesco e i suoi seguaci si stabiliscono alla Porziuncola. Proprio a Rivotorto, in questa primordiale nascente fraternità, troviamo dischiudersi uno dei gesti «ribelli» carichi di umanità che con sfaccettature diverse animerà lo stile dei figli della pace.
Una notte, mentre tutti dormivano, in un periodo di digiuno, un frate si mise a gridare: «Muoio! Muoio!». Tutti si svegliarono stupefatti e spaventati. Francesco si alzò e fece accendere un lume e chiese: «Chi ha detto: “Muoio”?». Quel frate rispose: «Sono stato io, ché muoio di fame!».
La risposta è sorprendente. Frate Francesco fece preparare la mensa e si mise – racconta lo Specchio di Perfezione al capitolo 27 – pieno di carità e discrezione a mangiare con lui, affinché non si vergognasse di prendere il cibo da solo. E volle che tutti gli altri frati partecipassero al pasto. Un episodio che sintetizza e manifesta un nuovo corso, non quello dell’intransigenza ma della comprensione e di una umanità carica di gesti evangelici che non respingono nessuno dietro il pretesto di regole e precetti.