Desaparecidos: così i dittatori hanno coperto i loro crimini

Lino Rossi e Fabio Cantoni hanno ricostruito nel saggio "Operazione Condor" la macchina della morte dei regimi latinoamericani che colpì anche italiani: ecco un estratto

Manifestazione in Argentina per reclamare giustizia per i desaparecidos

Manifestazione in Argentina per reclamare giustizia per i desaparecidos

redazione 23 febbraio 2018

“È la storia dei desaparecidos di origine italiana in America Latina e la costruzione di una macchina di morte – l’Operazione Condor – che assassinò e fece sparire quasi centomila persone tra l’inizio degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta del Novecento”. Questo, insieme agli insabbiamenti che seguirono alla caduta delle dittature come quella argentina e cilena, ricostruisce “Operazione Condor. Storia di un sistema criminale in America Latina” di Lino Rossi e Fabio Cantoni (Castelvecchi editore, pp. 240, euro 17.50) di cui pubblichiamo un estratto su gentile concessione dell’editore.
Gli autori presentano il saggio martedì 27 febbraio alle 18 nella Sala Pablo Neruda all’Ambasciata del Cile in viale Liegi 21 a Roma affiancati da Andrea Speranzoni con Cristina Guarnieri che modera. E ricordano come la violenza “colpì molti italiani residenti in America Latina e che giunse anche sul nostro territorio”. Lino Rossi, criminologo, è stato consulente dei familiari delle vittime nel Processo Condor celebrato a Roma e insegna Antropologia del corpo e della cura all’Istituto Universitario Salesiano di Venezia; Fabio Cantoni è laureato in Storia presso l’Università di Bologna con tesi finale sul “Plan Condor” ed è responsabile dell’organizzazione all’associazione “Ombre sulla Repubblica”.


 


L'estratto: i criminali cancellavano le prove dei crimini



Negli anni Settanta, le dittature riunitesi sotto l’alleanza chiamata Operazione Condor, si concentrarono sul lavoro di controspionaggio e smantellamento di sigle politiche e compagini di lotta armata legate alla dottrina marxista. Negli anni Ottanta, decennio identificabile come fase di transizione verso un ritorno a un normale svolgimento della vita democratica, le giunte militari s’impegnarono a impostare l’ultima fase della loro opera di risanamento delle società latinoamericane. Era necessario nascondere nella maniera più efficiente possibile le prove dei crimini commessi. L’approccio a questa fase fu affrontato in maniere e tempi che variano nei vari contesti nazionali.
Sebbene i servizi d’intelligence fossero chiamati ad agire sulla base dello stato di salute delle dittature che, a cavallo tra Settanta e Ottanta, ricevettero i risultati ottenuti con l’impostazione economica neoliberista imposta alle società, le pratiche di depistaggio furono le medesime. A cambiare erano le modalità applicative. Nella gamma degli strumenti utilizzati spiccano le leggi di amnistia e impunità e la distruzione materiale degli archivi. Sebbene le giunte godessero di uno stato di salute talvolta critico, poterono contare sui frutti del vasto annichilimento prodotto negli anni. Una società civile sfilacciata, spaccata economicamente in due blocchi distanti, non reagì in maniera omogenea alle imposizioni che i regimi richiesero per la transizione verso la democrazia.
Allo stesso modo, le forze politiche riammesse nella legalità, optarono per una via di compromesso al ribasso, nel quale il ritorno alla vita democratica fu ottenuto in cambio della promessa d’impunità per i militari. Come per la società civile, dalla quale provennero importanti organismi associativi e aggregativi che hanno lottato e continuano a lottare contro la cultura dell’amnistia, allo stesso modo va precisato che tentativi di ricerca di una piena forma di giustizia furono avanzati da settori della classe politica. Per evitare l’accensione dei riflettori dell’opinione pubblica e della magistratura sui crimini, gli ambienti militari golpisti, risposero con lo strumento più prezioso da loro maturato negli anni di oscurantismo. Il terrore di nuovi colpi di mano minacciati in diverse occasioni dalle forze armate hanno permesso ai criminali di guadagnare tempo ed evitare di rispondere davanti alle autorità del loro operato.
Il percorso di giudici, pubblici ministeri e associazioni è stato lungo e ostruito dalle numerose barricate legislative e sociologiche erette dai militari golpisti. Per quanto ripido fosse il percorso, la ricerca di verità e giustizia non si è mai arrestata o arresa. Motore di questo processo furono sempre i familiari delle vittime e dei desaparecidos. L’incredibile esempio delle madri, delle nonne, dei padri e dei figli mostra la forza della natura umana ispirata da un’idea, da un progetto di mondo basato sull’eguaglianza, dove lo spazio vitale di pochi non possa prendere il sopravvento sulla moltitudine.



Estratto da Operazione Condor di Lino Rossi e Fabio Cantoni, Castelvecchi Editore, 2018. © 2018 Lit Edizioni Srl