Trovata una nuova Pompei intorno ai templi di Selinunte

Scavi archeologici nella Sicilia occidentale hanno riportato alla luce un intero quartiere. Una scoperta che permetterà, grazie a droni e simulazioni virtuali, di ricostruire l’epoca della fondazione della città.

Il tempio M di Selinunte in Sicilia occidentale

Il tempio M di Selinunte in Sicilia occidentale

redazione 24 gennaio 2018

di Roberto Arduini


 


Una nuova Pompei. Selinunte è già uno dei parchi archeologici più interessanti della Sicilia, se non dell’Italia intera. Ma l’antica colonia greca, una vera metropoli per l’epoca, ha appena svelato una parte di sé fino ad oggi celata. Intorno ai suoi templi esiste un quartiere molto importante, praticamente una nuova Pompei. Fabio Pallotta, geoarcheologo consulente dell'Università di Camerino del Parco Archeologico di Selinunte, ha spiegato che «con una termocamera ad alta sensibilità termica, caricata sul drone, i geologi dell'Università di Camerino hanno rilevato sul terreno dell'area archeologica di Selinunte, alcune anomalie termiche riconducibili ad importanti strutture sepolte di circa 2700 anni fa che dal “Tempio M” scendono verso il porto». L'archeologo ha chiarito che le strutture sono «verosimilmente un susseguirsi di templi e di vasche colme di limpida acqua sorgiva che ruscellava verso il mare africano per offrire prezioso ristoro ai viaggiatori di confine. Da queste immagini termiche tutti possono osservare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano proprio i resti del cosiddetto “Tempio M”, ora collocato lungo la sponda destra del Fiume Selino, ma che in origine spiccava con tutta la sua bellezza sull'estremo promontorio occidentale dell'incantevole laguna».


Attraverso scavi archeologici continuativi si potranno portare alla luce il sistema urbano completo. Una Selinunte immensa che non si limita solo ad essere una città grande che va oltre l’Acropoli ma addirittura invade anche gli spazi della collina orientale e sicuramente anche della collina Occidentale in prossimità della Necropoli. «Anche i greci effettuavano deviazioni di corsi d'acqua. Gli studi fin qui condotti a Selinunte – ha detto Marco Materazzi, geomorfologo dell'Università di Camerino - hanno permesso in primo luogo di ricostruire quella che doveva essere l'antica linea di riva al tempo della massima espansione della città greca, evidenziando la presenza di due porti ubicati immediatamente ad est e ad ovest dell'Acropoli di Selinunte e confermando, integrandole, le ipotesi già formulate dagli archeologi Hulot e Fougères agli inizi del Novecento».


E così la Selinunte del VII secolo a.C., epoca della sua fondazione, riaffiora grazie all’ausilio della tecnologia d’avanguardia. «Selinunte era la megalopoli della Sicilia occidentale - ha spiegato Enrico Caruso, direttore del Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, soprintendente a interim dei Beni culturali e ambientali di Trapani - e, per la prima volta, stiamo ricostruendo l'ambiente naturale in cui venne fondata e divenne grandiosa. Certi che la sua forza, rappresentata dai corsi d'acqua e dalle alture che la resero bellissima e potente per oltre due secoli, fu anche la sua fragilità: la città venne distrutta nel 409 dai Cartaginesi in dieci giorni».