I prof: la “Buona scuola” esclude storia dell’arte dai professionali

Docenti delle Superiori criticano il ministero per le ultime direttive

Caravaggio, Giuditta e  Oloferne. Roma, Palazzo Barberini, Galleria nazionale d'arte antica

Caravaggio, Giuditta e Oloferne. Roma, Palazzo Barberini, Galleria nazionale d'arte antica

redazione 2 maggio 2018

I ragazzi possono studiare da artigiani, o grafica, o studiare turismo, e uscire da scuola senza avere la minima idea di chi siano Michelangelo, Caravaggio oppure chi abbia costruito le nostre piazze e città tanto amate dai turisti. È un paradosso (come è paradossale che da sempre si possa uscire dalle scuole superiori senza conoscere minimamente Mozart, Rossini o Verdi), eppure questo paradosso lo denunciano docenti di storia dell’arte delle superiori constatando come venga bellamente smentita una parola d’ordine quando venne approvata la Legge 107 sulla scuola ribattezzata, dal Pd, “Buona scuola”: “Reintrodurremo la Storia dell’Arte nella Scuola italiana!”


Su un sito di storia dell’arte gli insegnanti denunciano quanto prescrive il Ministero dell’istruzione, università e ricerca (il Miur) nella la nota n. 6913 del 19 aprile. Il titolo della nota, nel solito burocratese, è “Nuovi percorsi di istruzione professionale di cui al decreto legislativo n. 61/2017. Trasmissione della bozza di quadri orari con individuazione delle classi di concorso per gli insegnamenti del primo biennio”. Qui, scrivono i docenti “il Miur rende espliciti, appunto, i nuovi quadri orari del primo biennio degli istituti professionali con le relative classi di concorso, nei quali non c’è nessuna traccia della storia dell’arte, nemmeno in indirizzi per i quali la materia sarebbe indicata in maniera ovvia, quali quello di “Industria e Artigianato per il made in Italy”, o quello di “Servizi commerciali”, nel quale confluiscono i percorsi turistici e grafici (e nel quale è stato inserito un non ben meglio specificato Laboratorio di espressioni grafico-artistiche, che però non corrisponde alla classe di concorso A54-Storia dell’arte), o quello di “Servizi culturali e dello spettacolo” “.


Scrivono gli insegnanti sul sito: “Dall’approvazione della 107 ad oggi, nulla è stato fatto per porre rimedio allo “scippo” operato dalla Riforma Gelmini, anche se diversi sono stati gli interventi parlamentari e gli appelli da parte di eminenti personalità del mondo della cultura in tal senso. Rischia di diventare, altresì, superfluo, faticoso, inutile, dover ribadire per l’ennesima volta l’importanza storica, semantica, economica, sociale, strategica, di una materia come la Storia dell’Arte, soprattutto in un paese come l’Italia, che possiede uno dei patrimoni artistici più importanti al mondo, i cui cittadini rischiano seriamente di non conoscerlo affatto”.


Per i docenti di storia dell’arte negli “istituti superiori di secondo grado”, tra i tanti vantaggi inserire la disciplina in questi istituti professionali ridarebbe “anche a questo tipo di scuole un profilo più completo, con l’introduzione (o reintroduzione) di una materia di insostituibile completezza, versatilità e complessità. Chiediamo, perciò, per l’ennesima volta, di (RI-) pensarci”. Inevitabile domandarsi: per il legislatore, anzi per chi governa, gli istituti professionali meritano questo insegnamento?