Cara tv, da maestra d'italiano sei sprofondata nel bla bla

Da Pasolini al vuoto di oggi: leggi il brano da un poemetto, amaro e spietato, sulla televisione dall’antologia di Alba Donati “Tu, paesaggio dell’infanzia”

Claudio Santamaria nella fiction Rai del 2014 sullo storico e benemerito programma “Non è mai troppo tardi” (1960-68)

Claudio Santamaria nella fiction Rai del 2014 sullo storico e benemerito programma “Non è mai troppo tardi” (1960-68)

redazione 19 maggio 2018

Può la poesia parlare di tv restando poesia? Del suo esaurirsi come motore culturale di massa? Può, ci mancherebbe, l’arte del verseggiare può parlare di tutto, il ‘900 lo ha insegnato: dipende solo come lo dice. «Era cominciata bene: / una lingua comune. / È finita male: / nel blabla generale». La poetessa Alba Donati ricorda tra l’altro e senza nostalgia un tempo in cui la televisione ha formato la cultura e il linguaggio degli italiani mentre oggi è un chiacchiericcio spesso informe, tenuto come sottofondo in casa o al bar, nel poemetto finora inedito “Off”: il testo conclude l’antologia “Tu, paesaggio dell’infanzia. Tutte le poesie (1997-2018)” (La Nave di Teseo, pag. 294, € 20,00, con postfazione di Giorgio Ficara, bibliografia critica a cura di Giulia Ricca).
Poetessa toscana che vive tra Firenze e Lucignana, in provincia di Lucca, nel 1997 Alba Donati esordì con la raccolta “La Repubblica contadina” per la scomparsa casa editrice City Lights. Fu una sorpresa: una civiltà di norma fuori dallo sguardo degli scrittori, l’oggi, la politica, il vivere civile, un linguaggio partecipe, affondato nelle faccende concrete come nello spaesamento, l'importanza della condivisione, tanto per accennarne giornalisticamente e rapidamente.


Da quella fine del ‘900 l’autrice ha pubblicato tra l’altro le raccolte “Non in mio nome” (2004) e “Idillio con cagnolino” (2013), ha tradotto con Fausta Garavini le poesie di Michel Houellebecq “Configurazioni dell’ultima riva” (2015), ha curato i volumi “Poeti e scrittori contro la pena di morte” (2001) e, insieme a Paolo Fabrizio Iacuzzi, il “Dizionario della libertà” (Passigli, 2001). Alba Donati presiede il Gabinetto Scientifico Letterario “G.P: Vieusseux” di Firenze e ha fondato “Fenysia" “scuola dei linguaggi della cultura”. Pubblichiamo un estratto dalla prima parte di “Off”. Pubblichiamo l’estratto su gentile concessione dell’autrice.


 


Da “Off” di Alba Donati

1.
È iniziata così senza clamore
un bel dì non l’accesi più
smisi di partecipare e di fare.
2.
Mi erano bastati gli anni,
in sua compagnia, adesso
mi rimiravo da sola senza commento.
Vivevo comunque lo stesso.
3.
Mi irritava anche il rumore
che faceva, remota nel salotto,
inascoltata, alterava il mio umore.
4.
Era cominciata bene:
una lingua comune.
È finita male:
nel blabla generale.
5.
Mi portavi Pasolini
nel villaggio sperduto
un perduto amore
ma poi l’hai ucciso
squallida portavoce del falso
sgualdrina borghese che non sei altro!
6.
Quando ero piccola non esistevi
nel paese eri un miraggio
ero una bambina senza cartoni
senza spot senza animazioni.
Ma in onda di continuo c’era il mondo
con i suoi orari, ogni giorno, ogni mese, aprile, maggio.
7.
C’è un’ombra che cresce
tra una ragazzina ammazzata
e un’altra, ma tu non la vedi,
lavori a cancellarle, le ombre,
fai luce con gli esperti del buio
ma se non smetti anch’io muoio.
8.
Avevi la fissa dell’auditel
ti dava piacere dividere l’Italia
in frazioncine sempre più esigue.
Ma se non ti accorgi di quanti sono morti
lì davanti, finti utenti, cadaveri eccellenti?
Sei proprio fuori moda, arcaica, primitiva,
ma la tua mission non era essere competitiva?
9.
Eri incapace di bellezza,
abbiamo pagato il canone invano.
Tutto qui, maledetto nano.
10.
Da quando sei spenta
sento più forte chi grida alle frontiere,
sento il vento, la pioggia, il sudore
mi camminano sulle spalle
si arrampicano scivolano riprovano
gentaglia come noi umiliata e sparsa
per il mondo dalla parte sbagliata.


[…]