Baratta: “A Venezia serve sangue nelle vene, basta pessimismo”

Il presidente della Biennale alla mostra di architettura: il problema non è solo l’uso indiscriminato del turismo, "c'è speranza". E sulle donne...

Paolo Baratta, Yvonne Farrell e Shelley McNamara alla conferenza stampa della Biennale architettura 2018

Paolo Baratta, Yvonne Farrell e Shelley McNamara alla conferenza stampa della Biennale architettura 2018

redazione 24 maggio 2018

A Venezia la Biennale ha aperto la sedicesima mostra di architettura diretta dalle irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara con il titolo “Freespace”. Partecipano 63 paesi, l’esposizione è aperta al pubblico dal 26 maggio al 25 novembre 2018 ai Giardini e all’Arsenale e in luoghi sparsi della città.
Alla conferenza stampa (anche in streaming) il presidente Paolo Baratta, rispondendo ai giornalisti su Venezia ha detto le parole più significative: “Il problema non è solo come gestire il turismo, come evitare gli eccessi, l’uso indiscriminato ed eccessivo della città, le grandi navi. Il problema è cosa portare di nuovo oltre il turismo. Di solito ci si lamenta del furto di Venezia del turista”. E Baratta ritiene non ci si possa fermare a questo: “Quale attività si possono sviluppare in una città come questa per diventare una città completa, non solo una meta turistica? Posso dire che la Biennale sta fornendo una risposta”. E si riferisce al fatto che l’ente negli ultimi anni e anzi decenni ha restaurato, ristrutturato e recuperato molti spazi, anche stupendi, come all’Arsenale per esempio. “Venezia è il luogo in cui le vene vanno riempite di sangue, ci serve sangue fresco per la città e noi Biennale offriamo una risposta. È la città ideale per tutte le istituzioni che hanno tra il loro scopi il dialogo con il mondo. Noi abbiamo fornito la prova che si può fare bene e con successo e voi (i giornalisti da molti paesi, ndr) siete qui per il sangue che la Biennale ha infuso a Venezia”. E prosegue: “La domanda è come riempire questi spazi? Sono vuoti ma non liberi. Rendere liberi gli spazi – insiste Baratta - significa renderli utili per tutti coloro che lavorano in città. Noi siamo un buon esempio, perché non darci una goccia di speranza su Venezia. Perché sempre farsi condizionare da questo pessimismo?”.


Le donne? Qui sono il 75%, non si torna indietro
Inevitabile e appropriata una domanda sulle donne. Discriminazione? Stipendi diseguali tra maschi e femmine per il genere e non per le capacità? “La diseguaglianza nella retribuzione è ingiusta ma l’immaginazione non è una questione di genere”, esclama Baratta. E osserva: “Come Biennale di Venezia non ci siamo mai posti il problema né in termini positivi né negativi. Sono in difficoltà perché se dovessi pensare a una presenza al 50% dovrei tornare indietro a decine di anni fa, nelle nostre istituzioni le donne sono il 75%”. E, ricorda, in ruoli come la direzione del settore architettura e degli edifici. Però, va registrato, la Biennale non ha mai avuto una presidente donna.


Noi? Mai discriminate, forse perché irlandesi


“Il problema esiste ma l’accesso al lavoro per gli architetti è un problema per tutti – dicono le due architette e curatrici della mostra – Noi forse perché irlandesi non siamo mai state discriminate. Non abbiamo avuto problemi, come donne, nella nostra esperienza. Ma le diseguaglianze, sì esistono”.