Arte e rivoluzione: i muralisti messicani fermati da Pinochet

A Genova i dipinti di Orozco, Rivera e Siqueiros, più foto con Frida Kahlo: il Cile voleva esporre quei quadri nel 1973, il golpe lo impedì

Nickolas Muray: particolare di "Frida e Diego. San Ángel, Città del Messico, 1938". Alla mostra a Palazzo Ducale

Nickolas Muray: particolare di "Frida e Diego. San Ángel, Città del Messico, 1938". Alla mostra a Palazzo Ducale

redazione 21 maggio 2018

Nella prima parte del ‘900, i pittori messicani José Clemente Orozco, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros eseguirono una pittura figurativa in sintonia con le battaglie sociali, con le idee socialiste su grandi muri all’aperto. Non privo della retorica delle vaste superfici, il “muralismo messicano” può essere visto come un antesignano della street art odierna. La data ufficiale di nascita di questa arte legata alla dimensione pubblica viene data al 1922, quando il ministro della Pubblica istruzione José Vasconcelos convocò Orozco, Rivera e Siqueiros per dipingere murales nell’Antico Collegio di San Ildefonso di Città del Messico.


Cinquant’anni dopo, il 13 settembre del 1973, con il governo Allende in carica, Santiago del Cile doveva aprire la mostra “Orozco Rivera Siqueiros. Pittura Messicana” dalla collezione di Alvar Carrillo Gil e di sua moglie Carmen Tejero. Esplicito il collegamento anche politico. Quell’inaugurazione non ci fu per il golpe fascista di Augusto Pinochet. La mostra fu chiamata “exposicion pendiente”.


Passano altri decenni. Quarantacinque anni dopo, necessariamente senza la simbologia politica di allora, la mostra arriva a Palazzo Ducale a Genova dal 23 maggio al 9 settembre, dopo essere stata allestita in Cile (2015), in Argentina (2016) e in Perù (2017), con il titolo “México. La pittura dei grandi muralisti e gli scatti di vita di Diego Rivera e Frida Kahlo”.


La rassegna curata da Carlos Palacios comprende una settantina di opere, inclusi bozzetti per i murales, disegni e inoltre videoanimazioni per vedere i murales dei tre artisti in Messico. In più, anche perché il nome di Frida Kahlo attira per cui è nel titolo, l’appuntamento propone 50 foto da quel mondo tra ricerca artistica, passione e rivoluzione con scatti del padre della pittrice, Guillermo Kahlo, Manuel Alvarez Bravo, dell’ungherese diventato nordamericano Nickolas Muray, Ernesto Reyes, degli statunitensi Juan Guzman (il nome vero era John Woodman ma volle un nome spagnolo) e Ansel Adams. Il catalogo Silvana Editoriale, gli organizzatori sono il Museo de Arte Carrillo Gil di Città del Messico, l’ambasciata del Messico in Italia e del Consolato del Messico di Milano con la Fondazione di Palazzo Ducale, Glocal Project Consulting e Civita Mostre.