Finalmente Caravaggio ha sfrattato i militari

Dopo decenni di battaglie, Palazzo Barberini a Roma apre le sale che furono del Circolo ufficiali con la mostra “Eco e Narciso”

Particolare del "Narciso" di Caravaggio. Foto: Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo

Particolare del "Narciso" di Caravaggio. Foto: Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo

redazione 17 maggio 2018

Stefano Miliani


Far sloggiare dei militari è difficile ovunque. Ancor più se hanno il loro Circolo Ufficiali delle Forze Armate tra le magnifiche sale del Palazzo Barberini, nel cuore pulsante di Roma, con affaccio sull’omonima piazza e ingresso da via XX settembre. Il monumentale palazzo è la casa della Galleria nazionale di antica. Tra gli ospiti permanenti ha autori come la Fornarina di Raffaello e il Narciso di Caravaggio, tanto per dire del suo alto lignaggio. Lo Stato lo acquistò nel 1949 per farne un museo. Dopo 69 anni, dal 18 maggio 2018, il palazzo è integralmente riservato all’arte e aperto al pubblico con undici sale restaurate, comprese le dieci stanze al primo piano in cui quel circolo di rappresentanza ha resistito a pressioni e appelli per decenni. Più di un ministro dei beni culturali si è rotto le corna cercando di restituire all’arte il pieno e totale possesso di tutte le vaste stanze decorate, principesche, degne, per l’appunto, di una raccolta di quadri e dipinti.


Sala del trono. Courtesy Altopiano. Foto Agostino Osio
L’accordo nel 2015
Non che gli ufficiali infrangessero la legge, non fraintendete. Solo che a infiniti richiami, invocazioni, provvedimenti, solenni parole, promesse, per decenni il passaggio di consegne non avveniva. Perché? Gli spazi sono magnifici. Storici. Danno lustro. Con una notevole cocciutaggine e sulla scorta di suoi predecessori, c’è riuscito l’allora ministro dei beni culturali Dario Franceschini, a gennaio 2015, insieme all’intesa con la ministra della Difesa Roberta Pinotti firmando il trasferimento delle sale ai beni culturali. Quell’anno iniziarono i restauri e adesso la Galleria nazionale di Palazzo Barberini (istituzionalmente unita a Palazzo Corsini) ha aperto questi ambienti nobili con la mostra tra antico e moderno in corso dal 18 maggio fino al 28 ottobre “Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini”: l’hanno curata la direttrice delle Gallerie nazionali di arte antica Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi, il direttore dell’arte contemporanea del Maxxi, il centro delle arti progettato da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma in una ex caserma.


Sala Paesaggi. CourtesyAltoPiano Foto AgostinoOsio


Camere con affaccio sui giardini
Le undici sale, talvolta decorate con affreschi, si affacciano sui giardini del palazzo e coprono oltre 750 metri quadri. Le affiancano la Sala Ovale, “voluta da Bernini a forma di ellisse, e la Sala dei Paesaggi, decorata a metà dell’Ottocento da Filippo Cretoni”, ricordano dal museo. E si potrà salire e scendere lungo “la scala elicoidale di Francesco Borromini, a conclusione del nuovo percorso di visita che inizia dallo Scalone di Gian Lorenzo Bernini”. Conclusa la mostra, nelle stanze ora acquisite andranno opere del ‘600 e del ‘700, alcune già presenti al secondo piano, e i dipinti della raccolta donata dall’avvocato Lemme.


Shonibare e Benefial. Foto Alberto Novelli (part)


Beatrice abusata, lo schiavo e il missionario
Quanto alla “Eco e Narciso”, comprende 17 opere d’oggi a confronto con 21 antichi maestri. La nota stampa recita: è “un dialogo sul tema del ritratto e dell’autoritratto, da Caravaggio a Giulio Paolini, da Raffaello a Richard Serra, da Bernini a Yan Pei Ming. Il titolo fa riferimento al mito raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio: la ninfa Eco si consuma d’amore per Narciso che la respinge e che morirà annegato, punito dagli Dei, nel tentativo di catturare la propria immagine di cui si era perdutamente innamorato”.
Tra i tanti dialoghi, si possono suggerire il video di Shirin Neshat “Illusions & Mirrors” “dove una donna insegue i suoi fantasmi tra uomini che fuggono e familiari che appaiono” nella Sala del Trono: la vicina Cappella sfoggia il ritratto attribuito a Guido Reni di Beatrice Cenci, giustiziata a 22 anni nel 1599 a Roma per aver ammazzato il padre che la violentava. Istruttivo un altro confronto: su una parete il “ritratto di gruppo della Famiglia del Missionario” del pittore romano del ‘700 Marco Benefial sfoggia il benessere e la predicazione dei colonialisti, nella stanza incede con un pesante carico sulle spalle “The Invisible Man”, manichino con una sfera nera al posto della testa dell’anglo-nigeriano Yinka Shonibare. Di là gli agi, di qua lo schiavo su cui poggiano quegli agi. Infine, il Maxxi nei suoi spazi affianca la sensualissima scultura settecentesca “La Velata” di Antonio Corradini a un’immagine di una performance di Vanessa Beecroft, “VB74”. Il catalogo edito da Electa esce a giugno.


Info
www.barberinicorsini.org
www.maxxi.art